Vivere in salute dipende per la maggior parte dalle nostre scelte quotidiane.

Sicuramente un’alimentazione corretta, principalmente a base vegetale, equilibrata e alcalina è uno degli aspetti fondamentali che determina e contribuisce a mantenere il nostro corpo e la nostra mente sani e vitali, ma ci sono anche molti altri aspetti importanti per il nostro benessere. 

Tra quelli fondamentali per la nostra salute fisica e psicologica, ad esempio, non possiamo assolutamente sottovalutare: un corretto riposo notturno, una buona gestione dello stress e delle emozioni poco positive, una equilibrata esposizione solare, un ambiente armonioso e motivante, una sana e costruttiva condivisione con altre persone a noi care, un lavoro che sia soddisfacente sotto l’aspetto personale ed economico, un’attività fisica regolare e un utilizzo di prodotti in armonia con il nostro corpo, che lo rispettino e lo curino.

Per la cura della nostra pelle, per esempio possiamo valutare creme, detergenti e oli  gentili e naturali, ma dovremmo avere una particolare attenzione anche agli abiti a contatto con la nostra pelle, perché tessuti e colori chimici possono anche essere nocivi, intossicarci e portare a brutte reazioni come dermatiti o altro.

In questo articolo ci concentreremo su un aspetto tra questi, in particolare, che correla due importanti fattori determinanti la nostra salute: l’integrazione della vitamina D3 (come, quanto e perché assumerla) e la correta ed equilibrata esposizione solare.  

Se vuoi approfondire gli articoli correlati al tema esposizione solare precedentemente pubblicati sul Bloom&Blog, prima di procedere, siamo sicure che potranno esserti utili a fornirti un quadro generale migliore soprattutto sul perché è così importante per noi la luce solare e come prenderla nel modo migliore.

Che cos’è la vitamina D?

La vitamina D è classificata come “ormone calciotropo”, perché la sua funzione fisiologica è quella di permettere l’assorbimento intestinale di calcio, magnesio e fosfato. Il binomio tra calcio e vitamina D è indissolubile.

Normalmente introdurre la D dall’esterno è superfluo, perché l’uomo è in grado di produrla internamente, così come avviene per tutti gli ormoni, ma come vedrai proseguendo nella lettura, ci sono condizioni in cui, invece, è importante integrarla.

La sintesi, o produzione, della vitamina D avviene attraverso la nostra pelle, che in questo caso specifico ha la stessa funzione di una ghiandola. Oltre che per l’assorbimento intestinale di calcio e fosfato, la vitamina D è fondamentale anche per la forza muscolare e per molte altre funzioni che approfondiremo in seguito. Se ce n’è poca, compaiono dolori e disturbi dell’equilibrio, con conseguente aumento del rischio di caduta.

La principale sorgente naturale di vitamina D è quindi costituita dalla produzione endogena del colecalciferolo (vitamina D3) a livello della pelle, partendo dal colesterolo, attraverso una reazione chimica che dipende dall’esposizione alla luce. Tuttavia, il colecalciferolo e l’ergocalciferolo possono essere anche assunti con la dieta e gli integratori. 

La vitamina D3 è una vitamina liposolubile (ovvero in grado di sciogliersi nei grassi) che viene facilmente assorbita dalle membrane cellulari e dagli organelli intracellulari, pertanto, quando assunta a dosi molto elevate potrebbe causare un’intossicazione, se ci si attiene al dosaggio prescritto, invece, non causa effetti collaterali nocivi. 

È sempre fondamentale rivolgersi al proprio terapista prima di integrarla, in modo tale da essere sicuri di fare le cose per bene.

Quali sono esattamente tutte le funzioni della vitamina D?

Il calciferolo agisce con un meccanismo d’azione ormonosimile, in quanto: 

  • È sintetizzato autonomamente dall’organismo umano
  • Agisce su un organo bersaglio
  • Ha una struttura che ricorda gli ormoni steroidei.
  • La vitamina D è essenziale per l’omeostasi del calcio e del fosfato, ed è determinante per la crescita e il mantenimento dello scheletro.

La forma metabolicamente attiva è il colecalciferolo, che agisce favorendo: 

  • Assorbimento del calcio e del fosfato a livello intestinale
  • Deposizione del calcio dalle ossa
  • Mantenimento del trofismo cartilagineo
  • Riassorbimento renale del calcio e del fosforo, nel tubulo contorto prossimale.
Immagine ripresa da Easy Dent

Differenza tra vitamina D2 e D3

Nella pelle, la vitamina D si produce a partire da una sostanza chiamata pro-vitamina D3 che, grazie alla azione dei raggi ultravioletti B, viene convertita in vitamina D3 (colecalciferolo). Esiste anche la vitamina D2, di origine vegetale (ergocalciferolo), ma si è dimostrata meno efficace della D3 nel ridurre le cadute e le fratture.

Sono appunto i raggi ultravioletti del sole a stimolare la sintesi della vitamina D3. Ecco perché la mancata esposizione alla luce solare determina la carenza di produzione naturale dell’ormone. Il sistema di sintesi cutanea si autoregola: in caso di esposizione troppo prolungata alla luce solare il colecalciferolo si neutralizza in molecole inattive.

Attivazione della vitamina D

La prima fase dell’attivazione della vitamina D prodotta a livello cutaneo avviene nel fegato.

Il secondo livello di attivazione ormonale della vitamina D avviene a livello renale attraverso uno specifico enzima. Si arriva così alla formazione dell’ormone attivo noto anche come calcitriolo. Il calcitriolo è l’ormone vitamina D più attivo sull’assorbimento intestinale di calcio, dunque la vitamina D è un ormone e non un semplice “supplemento” ed eventuali integrazioni (farmacologiche o meno) vanno assunte solo sotto controllo medico. 

Il colecalciferolo/ vitamina D3 nativa o parentale, è il supplemento farmacologico più utilizzato.

Fabbisogno di vitamina D

Il fabbisogno di vitamina D necessario a ognuno di noi dovrebbe essere assicurato, in condizioni normali, dalla cute, in modo che l’intestino possa assorbire la quantità di calcio ottimale. Circostanza che si verifica se vengono rispettate le seguenti quattro condizioni: 

  • avere un’introduzione di calcio sufficiente
  • un’esposizione adeguata ai raggi del sole
  • un’appropriata capacità di sintesi dell’ormone vitamina D3
  • un perfetto metabolismo per raggiungere le quantità necessarie del metabolita attivo (calcitriolo).

La carenza di vitamina D è molto comune proprio perché facilmente uno dei quattro fattori appena elencati viene a mancare, in particolare l’esposizione solare. L’invecchiamento della pelle è un altro fattore che contribuisce a una ridotta sintesi dei precursori della vitamina D.

Come facciamo a capire se siamo ipovitaminosici?

Attualmente non esiste un metodo diagnostico universale per stabilire se possediamo un livello di vitamina D3 adeguato. Quello che sappiamo è che lo stato vitaminico D3 deve essere misurato con un semplice esame del sangue che valuti i livelli di calcifediolo, il metabolita epatico del colecalciferolo. In linea generale, si definisce ipovitaminosico D3 l’individuo con un livello di calcifediolo inferiore a 30 nanogrammi (ng) per millilitro. In situazioni di carenza di vitamina D3, si attiva la rimozione di calcio dallo scheletro. Secondo gli ultimi dati epidemiologici, in Europa il 50-70% degli adulti presenta un deficit di vitamina D3 e tra gli anziani la percentuale sale al 76%. Il problema riguarda anche i bambini, che passano sempre meno tempo all’aria aperta. In alcuni paesi europei, 8 su 10 donne tra 60-80 anni non possiedono adeguati livelli circolanti di calcifediolo. Globalmente, si stima che circa un miliardo di cittadini nel mondo soffra di ipovitaminosi D3.

Quali sono le principali conseguenze di una carenza di vitamina D3?      

Le principali conseguenze di una carenza di vitamina D3 sono il rachitismo nel bambino, l’osteomalacia nell’adulto e la riduzione della forza muscolare. L’osteomalacia (demineralizzazione ossea) è una conseguenza della mancanza di calcio a livello sistemico. 

Quali sono i benefici della vitamina D? 

Rafforza il sistema immunitario

Previene influenza, infezioni, virus

Migliora l’umore e allontana la depressione

Riduce l’infiammazione corporea

Riduce notevolmente il rischio di cancro

Contrasta le malattie autoimmuni e degenerative come la Sclerosi Multipla e l’Alzheimer

Favorisce il testosterone e la fertilità maschile

Migliora la gravidanza e lo sviluppo del bambino

Protegge il cuore, riduce il rischio di infarto e abbassa la pressione alta

Migliora il sonno

Ripara il DNA

Allontana l’emicrania

Previene e contrasta il diabete, insulino-resistenza, soprappeso e obesità

Migliora la calcificazione delle ossa e previene l’osteoporosi

Normalizza la funzione tiroidea

Rafforza le pareti intestinali contrastando le intolleranze alimentari

Perché dobbiamo integrare la vitamina D3 in caso di carenze? 

Principalmente perché l’alimentazione non ci aiuta nella sua integrazione e perché nelle nostre latitudini l’esposizione solare non è adeguata durante la stagione invernale a causa del clima e delle condizioni metereologiche. 

Il fabbisogno individuale di calcio può essere coperto da una dieta equilibrata. Al contrario, è pressoché impossibile ottenere sufficiente vitamina D3 dal cibo, perché soltanto pochi alimenti specifici ne contengono. Ne sono un esempio i pesci grassi (salmone, sgombro, aringhe) e poi uova e carne. Dovremmo consumare però due porzioni al giorno di pesce grasso per raggiungere l’introito ottimale alimentare di vitamina D3. Ciononostante, anche in Norvegia e Giappone, paesi dove il pesce costituisce uno dei piatti più comuni, l’introito di vitamina D3 dalla dieta in caso di carenze non è comunque adeguato. 

Vitamina D3 nei bambini e donne in gravidanza:

È stato dimostrato che circa il 50% dei bambini di alcuni paesi europei soffre di carenza di vitamina D3. Il 70% di neonati e adolescenti ha lo stesso problema. Nel primo anno di vita la vitamina D3 deve essere sempre integrata perché il bebè non può essere esposto direttamente alla luce solare e il latte materno non ne contiene quantità sufficienti. Inoltre nel primo anno di vita il bambino cresce in maniera molto rapida e ha maggior bisogno di vitamina D3.

La raccomandazione che trova maggiore consenso è di somministrarla per la prevenzione del rachitismo nei primi due anni di vita. Il rachitismo è una malattia infantile caratterizzata da una scarsa mineralizzazione del tessuto osseo appena strutturato: porta a una deformazione delle ossa lunghe nell’età evolutiva, prevalentemente nel primo o secondo anno di vita. Le ossa più colpite sono polso, ginocchia, caviglie, costole e cranio. 

Le donne in gravidanza, allo stesso modo, e durante l’allattamento, dovrebbero assumere ogni giorno di vitamina D3 nel giusto dosaggio. Durante i 9 mesi di attesa (soprattutto nel terzo trimestre) e durante l’allattamento si verifica infatti un calo importante di calcio, con conseguente rischio di fratture. 

Gli integratori di vitamina D3 sono tutti uguali? 

Le molecole di vitamina D non sono tutte uguali ed è bene rivolgersi al medico per una prescrizione appropriata. La forma di più comune utilizzo è il colecalciferolo, molecola prescritta solitamente sotto forma di gocce o flaconcini da assumere o giornalmente o in assunzione mono-settimanale o a più lunga scadenza (mensile o anche bimestrale). 

Questa molecola viene attivata in sede epatica e poi renale ed è indicata per favorire un corretto assorbimento di calcio a livello intestinale e un controllo del metabolismo fosfo-calcico in sede ossea. 

Esistono anche altre molecole tra cui il calcifediolo, che non necessita di essere attivato al livello del fegato e per le sue caratteristiche molecolari può trovare motivo di maggior utilizzo nei pazienti che hanno patologie epatiche di un certo rilievo e anche nei soggetti obesi e carenti di vitamina D o in coloro che sono affetti da problemi di malassorbimento in sede intestinale. Anche questa molecola viene prescritta in gocce o capsule molli in prescrizioni giornaliere, settimanali o mensili. 

Fonte: corriere.it

Articolo di Stella Bellomo

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