Ci sono persone che, pur attraversando tempeste, sembrano conservare una luce negli occhi. Non perché la loro vita sia stata più semplice.

Non perché non abbiano conosciuto il dolore, le perdite, le delusioni o la fatica. Ma perché hanno imparato qualcosa di prezioso: la leggerezza non nasce dall’assenza di pesi, nasce dal modo in cui scegliamo di portarli.

Viviamo in una società che spesso associa la leggerezza alla superficialità. Come se vivere con leggerezza significasse ignorare i problemi, sorridere sempre, evitare i conflitti o fingere che tutto vada bene.

In realtà è esattamente il contrario, perché la vera leggerezza è una forma di forza interiore.

È la capacità di attraversare ciò che accade senza permettere che ogni esperienza diventi un macigno da trascinare per anni. È quella qualità che ci permette di cadere, rialzarci, imparare e continuare a camminare senza perdere il contatto con noi stessi.

Questa capacità ha un nome ben preciso: resilienza. E la buona notizia è che non è un dono riservato a pochi fortunati, ma una competenza che possiamo allenare, ogni giorno.

Cos’è davvero la resilienza?

Negli ultimi anni questa parola è diventata molto popolare, ma spesso viene utilizzata in modo riduttivo.

La resilienza non significa “resistere a tutto”.

Non significa sopportare in silenzio, stringere i denti o diventare insensibili.

Dal punto di vista psicologico e neuroscientifico, la resilienza è la capacità del nostro sistema mente-corpo di ritrovare uno stato di equilibrio dopo un evento stressante. È la capacità di recuperare e di adattarsi. Soprattutto riguarda la possibilità di trasformare un’esperienza difficile in una possibilità di crescita.

Le neuroscienze hanno dimostrato che il cervello mantiene per tutta la vita una straordinaria capacità di modificarsi grazie alla neuroplasticità. Ogni esperienza, ogni pensiero ripetuto, ogni emozione vissuta e ogni nuova abitudine contribuiscono a creare o rafforzare connessioni neuronali.

Questo significa che possiamo imparare a diventare più resilienti e che non siamo condannati a reagire sempre nello stesso modo. Possiamo educare il nostro cervello, il nostro sistema nervoso e il nostro corpo a recuperare più rapidamente dagli eventi stressanti.

Ed è proprio qui che nasce quella sensazione di leggerezza che tutti desideriamo.

Vivere con leggerezza non significa avere una vita semplice

Questa è forse una delle convinzioni più importanti da trasformare.

Molte persone si lasciano trasportare da pensieri del tipo:

  • “Sarò sereno quando avrò meno problemi.”
  • “Starò bene quando finiranno gli impegni.”
  • “Sarò finalmente leggero quando tutto andrà come desidero.”

Ma la vita raramente funziona così, perché ogni stagione porta con sé nuove sfide. Le giornate intense continuano ad esserci, come il lavoro, le scadenze, i tanti impegni dei figli che devono essere scarrozzati di quà e di là…

Anche le decisioni da prendere continuano comunque a presentarsi, come gli imprevisti, le persone difficili con le quali abbiamo a che fare… questa è la vita!

La leggerezza non arriva quando spariscono gli ostacoli, ma può arrivare con un minuscolo spostamento di consapevolezza, ossia quando impariamo a non identificarci con essi e smettiamo di credere che ogni problema definisca chi siamo.

Quando comprendiamo che possiamo vivere un momento difficile senza diventare quel momento difficile… è una differenza sottile… ma cambia completamente il modo di vivere.

La vera domanda non è: “Cosa mi sta succedendo?”

È: “Come sto attraversando ciò che mi sta succedendo?”

Due persone possono vivere la stessa esperienza: una rimane imprigionata nella rabbia per anni, l’altra attraversa il dolore, lo ascolta, lo integra e lentamente riprende il cammino.

Cosa cambia? Non tanto l’evento. Quanto il modo in cui il sistema nervoso, la mente e il cuore riescono ad elaborarlo.

Oggi sappiamo che le emozioni, se accolte e vissute, seguono naturalmente un ciclo fisiologico.

Quando invece vengono negate, trattenute o alimentate continuamente dai nostri pensieri, rimangono attive molto più a lungo.

Per questo motivo la resilienza non consiste nel reprimere ciò che proviamo, bensì nel permettere alle emozioni di attraversarci senza costruirci sopra una casa.

Accogliere. Sentire. Lasciare andare.

Queste tre parole descrivono uno dei processi più importanti del benessere emotivo.

Accogliere significa smettere di combattere continuamente contro ciò che stiamo vivendo.

Non va confuso con l’arrendersi, semplicemente vuol dire riconoscere la realtà del momento dando spazio alle emozioni senza giudicarle.

Perché la tristezza non è un errore, come la paura non è una debolezza. A volte si tende a negare la rabbia, si pensa che sia qualcosa da evitare o eliminare per vivere serenamente, ma non è così.

Le emozioni sono messaggi, chimica che entra in circolo nel corpo senza che possiamo controllarla, un’emozione nasce autonomamente in risposta a degli eventi o situazioni, sono informazioni preziose che vanno ascoltate e accolte.

Infine arriva il lasciare andare, e qui in questa fase spesso nasce un grande equivoco.

Lasciare andare non significa buttare via

Quando si parla di crescita personale o lavori su di sé si parla continuamente di “lasciare andare”. Talvolta viene interpretato come eliminare persone, cambiare lavoro, svuotare armadi, chiudere relazioni.

A volte queste scelte sono necessarie, certamente, ma il vero lasciare andare è molto più profondo.

Significa sciogliere l’attaccamento.

Possiamo continuare ad amare qualcuno senza dipendere dalla sua approvazione, è possibile avere un progetto senza legare il nostro valore personale al suo successo. Sarebbe consigliabile vivere una relazione senza controllarne continuamente il futuro.

Il problema non è tanto ciò che possediamo, il vero stress nasce quando è ciò che possediamo a possedere noi, perché l’attaccamento irrigidisce anziché mantenerci flessibili.

Ed è proprio la flessibilità una delle caratteristiche fondamentali delle persone resilienti.

La vita cambia continuamente. E questo è il suo modo di restare viva.

La natura è sempre una grande maestra, quando abbiamo delle difficoltà o ci sentiamo persi stare in natura ci permette di ricaricarci e osservarla ci offre imput e risposte che possono fare la differenza nella nostra vita.

Osserva la natura.

Nessun albero oppone resistenza all’arrivo dell’autunno, nessun fiore protesta quando arriva l’inverno. Ogni stagione ha un significato e ogni trasformazione prepara quella successiva.

Anche la nostra vita segue questo ritmo, eppure spesso ci ostiniamo a trattenere ciò che è già cambiato.:

  • Relazioni finite.
  • Versioni passate di noi stessi.
  • Abitudini che non ci appartengono più.
  • Ruoli che abbiamo ormai superato.

Più opponiamo resistenza al cambiamento, più aumenta quella sensazione di pesantezza. È utile allora incrementare piuttosto la capacità di fluire, di assecondare la corrente del cambiamento anziché remarci contro, così impareremo a non subire il cambiamento, ma a danzare con esso.

E se la vita stesse sempre giocando dalla tua parte?

Questa è una delle convinzioni che più profondamente può trasformare il nostro modo di vivere.

Quando attraversiamo un momento difficile è quasi inevitabile domandarci: “Perché proprio a me?” È una domanda umana, ma che raramente ci aiuta. Esiste allora una domanda diversa che è molto più potente:

“Che cosa sta cercando di insegnarmi questa esperienza?”

Non sempre troviamo subito la risposta, anzi, la maggioranza delle volte deve passare un po’ di tempo, a volte servono mesi, altre volte anni… perché ci sono eventi che comprendiamo soltanto guardandoli da lontano. Ma se poni la domanda l’Universo lavora per portarti la risposta… infatti, poi, tutt’ad un tratto un giorno arriva l’illuminazione.

Quante volte, ripensando al passato, ti sei accorto che proprio quella porta chiusa aveva aperto un sentiero migliore? O che quella perdita ti aveva permesso di incontrare persone nuove?

A distanza di tempo ogni “fallimento” cambia prospettiva e realizzi che ti aveva costretto a sviluppare capacità che oggi fanno parte di te.

Nel momento in cui viviamo certe esperienze vediamo solo un frammento del disegno. È un po’ come osservare il retro di un ricamo: fili intrecciati, nodi, apparente confusione. Solo quando ci allontaniamo abbastanza possiamo vedere l’immagine completa.

Avere fiducia nella vita non significa pensare che tutto sarà facile.

Significa coltivare la convinzione che ogni esperienza, anche la più difficile, possa custodire un significato, una possibilità di crescita o una direzione nuova che oggi ancora non riusciamo a vedere.

Questa fiducia cambia profondamente il nostro sistema percettivo. Riduce il senso di impotenza, favorisce una maggiore flessibilità mentale e ci rende più capaci di cogliere opportunità anche nelle situazioni complesse. È una forma di resilienza che nasce dalla prospettiva, prima ancora che dalle circostanze.

Allenare la resilienza nella quotidianità

La resilienza non si costruisce soltanto nei grandi momenti della vita, si può allenare, e lo si fa nelle piccole scelte quotidiane.

  • Quando scegli di respirare profondamente invece di reagire impulsivamente.
  • Quando fai una passeggiata nella natura per ritrovare centratura.
  • Quando dormi il tempo necessario.
  • Quando chiedi aiuto.
  • Quando impari a dire un “no” rispettoso.
  • Quando smetti di pretendere la perfezione.
  • Quando scegli di osservare i tuoi pensieri invece di crederli automaticamente veri.

Ogni piccolo gesto comunica qualcosa al tuo sistema nervoso: “Sono al sicuro.” “Posso affrontare ciò che arriva.” “Posso recuperare.”

Ed è proprio questa sensazione di sicurezza interiore che permette al cervello di uscire più rapidamente dagli stati di stress cronico.

Un piccolo rituale Bloom: la piuma e il sasso

Ti lasciamo un esercizio semplice da fare quando senti che tutto diventa troppo pesante.

Chiudi gli occhi.

Respira lentamente.

Immagina di avere una mano che stringe un grande sasso.

Su quel sasso ci sono tutte le preoccupazioni che stai trattenendo.

Le aspettative.

Le paure.

Il bisogno di controllare ogni cosa.

Sentine il peso.

Poi immagina che nell’altra mano ci sia una piuma.

Leggera.

Libera.

Morbida.

Quella piuma rappresenta la fiducia.

La capacità di fluire.

La certezza che puoi attraversare anche questa esperienza.

Domandati:

Oggi sto vivendo come un sasso o come una piuma?

E poi chiediti ancora:

Qual è una sola cosa che posso lasciare andare, oggi, per sentirmi un po’ più leggero?

Non serve cambiare tutta la tua vita.

A volte basta cambiare il modo in cui scegli di attraversare questa giornata.

La leggerezza è una scelta che si rinnova ogni giorno

La resilienza non elimina le difficoltà, le trasforma. Essere resilienti permette di affrontare la vita in modo completamente diverso e insegna a vivere pienamente la vita reale.

Ogni volta che decidi di fidarti della vita anche quando non riesci ancora a comprenderla… stai costruendo dentro di te una forza silenziosa.

Quella forza che non fa rumore, che non ha bisogno di dimostrare nulla e che sa piegarsi senza spezzarsi.

Perché forse la resilienza non è diventare invincibili.

Forse è imparare, ogni giorno, a tornare a casa dentro di sé.

E da quel luogo, leggero ma profondamente radicato, continuare a camminare con fiducia verso tutto ciò che la vita ha ancora da offrirti.

Articolo di Barbara Lupi

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