C’è una frase che sentiamo spesso quando arriva la bella stagione: “Attento al sole!”
Eppure, se ci fermiamo un momento a riflettere, emerge una domanda interessante: è davvero il sole il problema?
Per migliaia di anni gli esseri umani hanno vissuto all’aperto, seguendo il ritmo delle stagioni, lavorando nei campi, camminando, giocando e crescendo sotto la luce del sole. Oggi invece trascorriamo gran parte delle nostre giornate in ambienti chiusi, sotto illuminazione artificiale, davanti a schermi e lontani dai ritmi naturali.
Poi arriva l’estate.
Dopo mesi passati prevalentemente tra casa, scuola, ufficio e automobile, pretendiamo di esporre la nostra pelle — e quella dei nostri bambini — a ore e ore di sole intenso nel giro di pochi giorni.
Forse il problema non è il sole, forse il problema è il nostro modo di rapportarci ad esso.
Come spesso accade in natura, la chiave non sta nell’eccesso né nella paura, ma nell’equilibrio.
Il sole non è un nemico
Negli ultimi decenni il messaggio dominante è stato spesso quello di evitare il sole il più possibile.
Molti genitori vivono l’esposizione solare con una certa apprensione e, comprensibilmente, temono scottature e danni alla pelle.
La realtà, però, è più sfumata. La luce solare è uno degli elementi naturali più importanti per la salute umana, infatti l‘esposizione controllata al sole contribuisce alla sintesi della vitamina D, fondamentale per lo sviluppo osseo, il sistema immunitario, la salute neurologica e numerosi processi metabolici.
Oggi sappiamo inoltre che la luce naturale influenza profondamente il nostro ritmo circadiano, ovvero l’orologio biologico interno che regola:
- sonno e veglia;
- produzione ormonale;
- umore;
- energia;
- capacità di concentrazione.
Diversi studi mostrano che trascorrere tempo all’aperto migliora il benessere psicologico dei bambini, sostiene la regolazione emotiva e favorisce uno sviluppo più armonioso del sistema nervoso.
La natura non ha progettato i bambini per vivere sotto luci artificiali, li ha progettati per correre nei prati, arrampicarsi sugli alberi, sporcarsi, respirare aria fresca e ricevere la luce del sole sulla pelle.
La pelle ha bisogno di gradualità
Uno degli errori più comuni è passare da mesi di vita prevalentemente indoor a giornate intere sotto il sole estivo.
Immagina di non correre mai per sei mesi e poi decidere improvvisamente di partecipare a una maratona. Il corpo faticherebbe.
Con la pelle accade qualcosa di simile, l‘esposizione al sole è un processo di adattamento. La pelle possiede straordinarie capacità di autoregolazione, ma ha bisogno di tempo.
Per questo motivo la strategia migliore non consiste nel nascondersi dal sole per mesi e poi affidarsi esclusivamente alla crema solare.
La vera prevenzione inizia molto prima, inizia in primavera.
Inizia con passeggiate quotidiane, con il gioco all’aria aperta e con una graduale esposizione alla luce naturale. Questo permette alla pelle di sviluppare progressivamente i propri meccanismi di adattamento.
Le scottature sono il vero problema
Quando si parla di sole è importante distinguere due aspetti: l‘esposizione moderata e progressiva è benefica; la scottatura invece rappresenta un danno biologico reale.
Una pelle arrossata, infiammata o ustionata è una pelle che ha ricevuto più sole di quanto fosse in grado di gestire in quel momento ed è proprio questo che dobbiamo evitare, soprattutto nei bambini.
Non attraverso la paura, ma attraverso la conoscenza. Osservando il bambino, rispettando gli orari e scegliendo con buon senso la durata dell’esposizione.
Gli orari fanno la differenza
Molto spesso si presta attenzione alla crema e poca attenzione all’orario, eppure è proprio questo uno degli elementi più importanti!
Le ore centrali della giornata sono quelle in cui i raggi UV raggiungono la maggiore intensità. Per questo motivo, soprattutto nei mesi estivi, è consigliabile privilegiare:
- le prime ore del mattino;
- il tardo pomeriggio;
- le attività all’ombra nelle ore più calde.
Questo non significa chiudersi in casa, anche se noi da bambine ricordo che quando andavamo al mare in vacanza la nostra mamma ci faceva sempre fare la pennichella pomeridiana, un momento di riposo o lettura o gioco in un luogo fresco. Questo era uno stacco molto importante per il corpo, era anche un momento per recuperare le energie… l’acqua, l’aria, il sole, i giochi,… tutti questi stimoli possono affaticare, un riposino permette di vivere al meglio le ore pomerifdiane e serali oltre che a dare uno stacco dall’azione del sole delle ore più pericolose.
Fare questo significa rispettare i ritmi della natura, un’abitudine che le culture tradizionali conoscevano molto bene.
I bambini possono giocare, correre e divertirsi all’aperto senza necessariamente trascorrere le ore più intense sotto il sole diretto.
La migliore protezione non è sempre una crema
Questo può sorprendere.
Quando pensiamo alla protezione solare immaginiamo immediatamente un prodotto da applicare sulla pelle.
In realtà esistono forme di protezione ancora più efficaci:
- cappelli a tesa larga;
- magliette leggere in fibre naturali; da indossare anche quando si è in acqua
- pause all’ombra;
- corretta idratazione;
- esposizione graduale.
Una maglietta di cotone protegge molto più efficacemente di molte creme applicate in modo frettoloso.
Anche cercare l’ombra durante i momenti più intensi della giornata è una strategia naturale e intelligente. La natura insegna equilibrio, non estremi.
Come scegliere una crema solare per bambini
Quando la protezione aggiuntiva è necessaria, la qualità della crema conta. Negli ultimi anni è aumentata l’attenzione verso alcuni ingredienti presenti nei prodotti cosmetici.
Senza cadere in allarmismi, è utile imparare a leggere le etichette.
In generale, molti professionisti orientati alla dermatologia ambientale e alla cosmesi naturale consigliano di preferire prodotti che utilizzano filtri minerali come:
- ossido di zinco;
- biossido di titanio.
Questi filtri agiscono principalmente riflettendo e disperdendo parte della radiazione solare.
È inoltre utile scegliere formulazioni:
- prive di profumazioni aggressive;
- adatte alle pelli sensibili;
- dermatologicamente testate;
- con ingredienti il più possibile semplici.
La crema dovrebbe essere vista come uno strumento in più, non come un lasciapassare per restare sotto il sole tutto il giorno.
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Anche l’alimentazione protegge la pelle
C’è un aspetto di cui si parla poco: la pelle non si protegge soltanto dall’esterno, si protegge anche dall’interno.
Una dieta ricca di alimenti freschi e colorati fornisce antiossidanti preziosi che aiutano il corpo a gestire lo stress ossidativo generato dall’esposizione solare. Frutta e verdura di stagione apportano:
- vitamina C;
- carotenoidi;
- polifenoli;
- flavonoidi.
Tutti composti che contribuiscono al benessere della pelle. Tra gli alimenti particolarmente interessanti troviamo:
- albicocche;
- carote;
- melone;
- pomodori;
- frutti di bosco;
- verdure a foglia verde.
L’idratazione rimane altrettanto importante. Una pelle ben idratata e con i giusti nutrienti essenziali risponde meglio anche all’esposizione solare.
Insegniamo ai bambini ad ascoltare il proprio corpo
Forse il dono più prezioso che possiamo offrire ai nostri figli non è una protezione perfetta, ma la consapevolezza: insegnare loro a riconoscere i segnali del corpo, a percepire quando hanno caldo, quando hanno sete, quando sentono il bisogno di cercare l’ombra, quando la pelle inizia a diventare troppo calda.
Questa capacità di ascolto li accompagnerà per tutta la vita.
Perché la salute nasce dalla relazione che abbiamo con il nostro corpo, con l’ascolto e l’attenzione, con la capacità di dialogare con il proprio corpo invece di ignorarlo.
Un piccolo rituale Bloom per l’estate
Prima di uscire all’aperto, prenditi qualche secondo insieme al tuo bambino, respirate profondamente e sentite l’aria sulla pelle.
Chiedigli: “Come si sente oggi il tuo corpo?”
Può sembrare una domanda semplice, in realtà stai allenando una competenza fondamentale: la consapevolezza corporea.
Le neuroscienze ci mostrano che i bambini che imparano fin da piccoli a riconoscere le sensazioni del proprio corpo sviluppano una migliore regolazione emotiva, una maggiore capacità di ascolto di sé e una relazione più sana con il proprio benessere.
Tornare a fare pace con il sole
Forse è questo il messaggio più importante!
Non abbiamo bisogno di combattere il sole, abbiamo bisogno di tornare a collaborare con lui e di rispettarne la forza senza temerla.
Di insegnare ai nostri figli che la natura non è qualcosa da cui difendersi continuamente, ma qualcosa con cui imparare a vivere in armonia.
Il sole è vita. È energia. È ritmo. È nutrimento.
Come ogni forza della natura richiede rispetto, gradualità e buon senso.
Quando impariamo a ritrovare questo equilibrio, il sole smette di essere un nemico da evitare e torna ad essere ciò che è sempre stato: uno dei più grandi alleati della nostra salute.
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