Una delle più grandi illusioni della società moderna è proprio questa: credere che fare di più significhi necessariamente ottenere di più.
Così succede che molte persone continuano a correre.
Si corre durante tuttla la settimana, dal mattino alla sera, con il costante sentimento di non avere tempo per fare tutto e con lo stress di dover dimostrare di essere super performanti sempre. Così succede pure che si corre per recuperare il lavoro prima delle vacanze, poi si corre per organizzare le vacanze e a volte succede che si corre pure durante le vacanze!
È come se avessimo dimenticato qualcosa di fondamentale: il riposo non è l’opposto della produttività. È una delle sue condizioni essenziali.
Siamo nati per alternare attività e recupero
Questa ciclicità la incontriamo in ogni cosa, se osserviamo qualsiasi sistema naturale possiamo renderci conto di quanto sia normale e vitale!
- Il cuore alterna contrazione e rilassamento.
- Il giorno lascia spazio alla notte.
- Le stagioni si susseguono in un continuo equilibrio tra espansione e raccoglimento.
- Perfino il respiro funziona così: inspirazione ed espirazione.
La natura non procede attraverso uno sforzo costante e ininterrotto, ma cresce grazie all’alternanza e anche il nostro corpo segue questa stessa legge.
Quando lavoriamo, studiamo, ci alleniamo o affrontiamo una situazione impegnativa, consumiamo energie fisiche e mentali. È durante le pause e il recupero che l’organismo integra ciò che ha vissuto e ricostruisce le proprie risorse.
Pensiamo all’attività sportiva. Nessun allenatore preparato consiglierebbe di allenarsi intensamente ogni giorno senza concedere ai muscoli il tempo di recuperare. È proprio durante il riposo che il corpo si adatta e diventa più forte.
Eppure, sul piano mentale ed emotivo, facciamo spesso l’esatto contrario: pretendiamo di essere sempre disponibili, presenti, inoltre richiediamo a noi stessi di essere sempre performanti e produttivi.
Addirittura arriviamo a sentire di non meritare o non valere se ci concediamo un momento di puro ozio… tanti non se loconcedono proprio! Viviamo in una società dove vige il FARE! Perdiamo divista noi stessi… ne sei consapevole?
Il cervello lavora anche quando ci fermiamo
Una delle scoperte più affascinanti delle neuroscienze riguarda ciò che accade quando apparentemente non stiamo facendo nulla.
Per molto tempo si è pensato che il cervello fosse attivo solo quando era impegnato in un compito specifico. Oggi sappiamo che non è così.
Quando ci concediamo una pausa, una passeggiata tranquilla, un momento di contemplazione o semplicemente qualche minuto di silenzio, entra in funzione quella che gli scienziati chiamano “Default Mode Network”, una rete cerebrale coinvolta nell’elaborazione delle esperienze, nella creatività, nell’intuizione e nella comprensione profonda.
È uno dei motivi per cui le idee migliori spesso arrivano sotto la doccia, durante una passeggiata o poco prima di addormentarsi.
Quando smettiamo di forzare la mente, la mente inizia a collaborare e così succede miracolosamente che le intuizioni emergono, che improvvisamente i problemi trovano nuove soluzioni e che le cose sembrano fluire.
Questo anche perché la confusione si riduce e le priorità diventano più chiare.
Diminuire la pressione e lo stress permette al nostro cervello di fare la sua parte al meglio e otteniamo risultati migliori, sempre!
Il paradosso della produttività
Molte persone hanno sperimentato almeno una volta una situazione curiosa: dopo settimane di corsa continua decidono finalmente di fermarsi e di dormire un po’ di più. Si concedono di passare del tempo nella natura e di vivere momenti senza obiettivi. Leggono, respirano, camminano…
E accade qualcosa di sorprendente.
Tornano alle loro attività e riescono a svolgere le stesse cose che facevano prima, ma con meno fatica e maggiore efficacia.
Sembra quasi un miracolo, come può essere possibile?
La risposta è semplice: la produttività non dipende soltanto dal numero di ore dedicate a un’attività. Dipende soprattutto dalla qualità dell’energia che portiamo in ciò che facciamo.
Una mente stanca impiega più tempo invece una mente riposata vede più chiaramente. Allo stesso modo quando il corpo è affaticato si trascina, mentre se è rigenerato agisce con naturalezza.
La settimana lavorativa di quattro giorni: un esperimento che sta cambiando prospettiva
Negli ultimi anni diversi Paesi e numerose aziende hanno iniziato a sperimentare la settimana lavorativa di quattro giorni.
I risultati hanno attirato l’attenzione di ricercatori e organizzazioni in tutto il mondo.
Molti studi hanno mostrato che ridurre il tempo di lavoro non porta necessariamente a una diminuzione dei risultati. In diversi casi si è osservato un miglioramento del benessere psicologico, una riduzione dello stress, meno assenze per malattia e un mantenimento, quando non un aumento, della produttività.
Quando le persone sono meno stanche, più motivate e maggiormente equilibrate, lavorano meglio.
E questo accade perché disperdono meno energie, non tanto perché si impegnano di più.
Quindi vale la pena fare una riflessione importante anche nella vita quotidiana, oltre che nel business e nel tempo di lavoro, perché spesso abbiamo la stessa modalità di fare, fare, fare, anche negli altri momenti della giornata o della settimana… e ci sentiamo sopraffatti!
Ma il problema non è che abbiamo troppo poco tempo, forse il problema è che abbiamo troppo poco recupero.
Rallentare non significa smettere di vivere
Spesso associamo il rallentamento all’inattività, ma rallentare non significa rinunciare alla vita.
Al contrario, vuol dire scegliere di viverla con maggiore presenza e permettersi di accorgersi di ciò che normalmente ci sfugge quando siamo costantemente proiettati verso la prossima attività, il prossimo obiettivo o il prossimo impegno.
Quante volte ti è capitato di arrivare a fine giornata con la sensazione di aver fatto tantissimo, ma di non ricordare quasi nulla di ciò che hai vissuto?
Hai lavorato, risposto a messaggi, gestito problemi, organizzato impegni, accompagnato figli, preparato pasti, sistemato casa, svolto commissioni. Eppure, quando la sera ti fermi un attimo, hai la sensazione che la giornata sia semplicemente passata attraverso di te.
Questo accade perché l’essere umano non è progettato per vivere costantemente in modalità prestazione. Abbiamo bisogno di momenti nei quali non stiamo producendo qualcosa, ma stiamo semplicemente esistendo.
Momenti in cui possiamo ascoltare i nostri pensieri senza cercare immediatamente di risolverli, altri in cui possiamo sentire il nostro corpo senza chiedergli continuamente di fare di più, altri ancora in cui possiamo ricordarci che il nostro valore non dipende da ciò che realizziamo.
Chi siamo davvero nel profondo?
Ecco una domanda importante!
Se togliessimo per un momento tutti i ruoli che interpretiamo ogni giorno, chi rimarrebbe?
Se non fossi il tuo lavoro, la tua professione, i tuoi risultati, la tua efficienza o la tua lista di cose da fare, chi saresti?
È una domanda che spesso mette a disagio, perché siamo stati educati a costruire la nostra identità sul fare.
Fin da piccoli riceviamo riconoscimento quando produciamo risultati, quando siamo bravi, quando raggiungiamo obiettivi. Lentamente impariamo a confondere il nostro valore con le nostre prestazioni.
Ma una persona non vale di più perché produce di più.
Una persona vale perché esiste.
E quando dimentichiamo questo principio fondamentale iniziamo a vivere in uno stato di tensione costante, come se dovessimo continuamente dimostrare qualcosa a qualcuno… e spesso quel qualcuno siamo proprio noi stessi.
Il costo invisibile della corsa continua
Lo stress cronico non si manifesta soltanto attraverso la stanchezza.
Può presentarsi come irritabilità, difficoltà di concentrazione, insonnia, tensioni muscolari, fame nervosa, senso di sopraffazione, perdita di entusiasmo o una costante sensazione di essere “in ritardo” sulla vita.
Molte persone non si accorgono nemmeno di essere stanche perché vivono in quello stato da così tanto tempo da considerarlo normale… Ma il corpo se ne accorge, così come la mente e anche le relazioni che viviamo!
Quando siamo continuamente sotto pressione diventiamo meno pazienti, meno creativi, meno intuitivi e meno presenti. In altre parole, perdiamo proprio quelle qualità che ci permettono di vivere bene.
Ecco perché il recupero non è un premio da concedersi quando tutto sarà finito. Perché quel momento, molto probabilmente, non arriverà mai. Ci sarà sempre un’altra email, un altro progetto, magari un imprevisto o un’altra incombenza.
Il recupero deve diventare parte integrante della vita quotidiana. Proprio come mangiare, dormire e respirare.
Piccole pause che cambiano tutto
Molte persone immaginano che per rallentare servano grandi cambiamenti: una vacanza, un anno sabbatico, un trasferimento in montagna.
La realtà è molto più semplice e spesso bastano pochi minuti.
- Cinque minuti in cui bere una tisana senza controllare il telefono.
- Dieci minuti di camminata senza auricolari.
- Una pausa pranzo vissuta davvero come pausa.
- Un momento di silenzio prima di iniziare la giornata.
- Tre respiri profondi tra una riunione e l’altra.
Piccoli gesti apparentemente insignificanti che comunicano al sistema nervoso un messaggio fondamentale: “Non sei in pericolo. Puoi rilassarti.”
Ed è proprio in questi momenti che iniziamo a recuperare energia. Non solo energia fisica, ma anche energia mentale, emotiva e creativa.
La vera produttività nasce dall’equilibrio
Forse è arrivato il momento di ridefinire il concetto stesso di produttività.
Essere produttivi non significa fare il maggior numero possibile di cose, bensì di utilizzare bene la propria energia.
Significa ottenere risultati senza distruggere il proprio benessere e costruire una vita sostenibile nel lungo periodo.
Perché a cosa serve raggiungere un traguardo se lungo il percorso perdiamo la salute, la serenità o la gioia di vivere?
La vera crescita non nasce dall’esaurimento, nasce dall’equilibrio.
La vera forza non consiste nel resistere sempre, bensì nel sapere quando è il momento di fermarsi, perché questo è forse il più grande atto di saggezza!
La vera rivoluzione oggi è imparare a fare MENO! È imparare a concedersi il diritto di essere.
Perché quando smettiamo di correre continuamente dietro alla vita, finalmente ci accorgiamo che la vita è già qui.
Ad aspettarci.
In questo momento.
In questo respiro.
In questa semplice possibilità di fermarci un istante e tornare a casa dentro noi stessi.
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