Ci sono parole che sembrano piccole, ma che portano con sé un peso enorme.

“No” è una di queste.

Per molti di noi, dire no non è naturale, anzi, spesso è difficile, scomodo, a tratti doloroso. Perché dire no significa esporsi, magari anche rischiare di deludere, di non essere capiti e/o di creare distanza.

E così, nel tentativo di mantenere l’armonia, finiamo per dire sì anche quando dentro sentiamo il contrario. Sì quando siamo stanchi, quando non abbiamo spazio o tempo, sì quando qualcosa, in profondità, ci dice chiaramente che non è ciò che vogliamo.

Ma ogni sì non autentico ha un costo importante, perché ogni volta che diciamo sì senza volerlo nel profondo accade che ci stiamo allontanando da noi stessi. Allora sorge una tensione che si accumula. Non abbiamo il coraggio di sceglierci e ci pervade una sensazione sottile di non essere pienamente allineati.

Dire no, non va visto come un atto di chiusura, ma piuttosto come un atto di verità. Va fatto con presenza, coerenza e gentilezza, in modo che sia una sorta di atto d’amore verso noi stessi, ma anche verso chi ci sta di fronte.

Mettere dei limiti è sano

Il primo passaggio importante è comprendere che il limite non è una barriera contro l’altro, ma una forma di rispetto verso sé stessi.

Spesso abbiamo associato il concetto di limite a qualcosa di rigido, freddo, distante, a qualcosa che separa. In realtà, un limite sano è ciò che rende possibile una relazione autentica.

Perché senza limiti, entriamo nella compiacenza, in un luogo in cui non c’è incontro, non c’è autenticità, ma solo adattamento. Quando dici sempre sì, l’altro non incontra davvero te, bensì una versione di te che si modifica per essere accettata. Alla lunga, questo crea distanza, non vicinanza.

Dire no, invece, permette all’altro di vedere dove sei davvero e offre alla relazione una base più solida, perché fondata sulla verità.

La paura di ferire

C’è un punto delicato, che spesso blocca… è la paura di ferire.

Molte persone evitano di mettere limiti non perché non sappiano cosa vogliono,
ma perché temono l’impatto delle proprie parole. Temono di essere percepite come egoiste, dure, poco disponibili. Temono il giudizio o addirittura di non essere amate, accolte, accettate per come sono e per i loro desideri.

E allora trattengono, addolciscono troppo o addirittura evitano del tutto, ma c’è una distinzione importante da fare: ferire e dispiacere non sono la stessa cosa.

Dire no può dispiacere, può anche creare una reazione nell’altro, ma non è automaticamente una ferita, perché la ferita nasce quando manca il rispetto, quando c’è aggressività, quando il limite viene espresso come un attacco. Invece, un no detto con presenza, chiarezza e rispetto può non piacere, ma è diverso, non crea una ferita.

Imparare a tollerare il fatto che l’altro possa non essere d’accordo è parte della crescita ed è il fondamento di una relazione equilibrata.

Scegliersi

C’è anche un altro livello, più profondo. Dire no agli altri significa, prima di tutto, aver imparato a dirsi dei sì. 

Sì al proprio tempo.
Sì al proprio spazio.
Sì ai propri bisogni.

Se non sei in contatto con ciò che senti, diventa difficile mettere un limite. Perché non sai davvero dove finisci tu e dove inizia l’altro e allora il lavoro non è solo comunicativo. Devi valutare di fare un lavoro interno e imparare ad ascoltarti. A riconoscere i segnali del corpo — quella tensione, quella stanchezza, quel senso di chiusura – a dare valore a ciò che senti, anche quando non è “comodo”.

Questo è ciò che rende il no autentico.

Come fare?

Quando arriva il momento di esprimere un limite, il modo in cui lo fai fa la differenza. Non tanto nelle parole precise, ma nell’energia con cui le porti. Un no può essere duro anche se le parole sono gentili, ma può essere accogliente anche se è diretto.

Puoi dire: “Non me la sento.”, “Oggi ho bisogno di fermarmi.” o “Per me questo non è possibile.” Senza giustificarti troppo e senza costruire spiegazioni infinite, perché più ti giustifichi, più trasmetti l’idea che il tuo bisogno debba essere validato dall’altro.

E invece, il tuo sentire è già valido, hai diritto di dire di no e meriti di poterlo fare. Allo stesso tempo, puoi rimanere in relazione e riconoscere l’altro, senza annullarti. Magari con frasi tipo: “Capisco che per te è importante.”, “Mi dispiace non esserci.” o “Possiamo trovare un altro momento.”

Questo è il punto di equilibrio.

Dire di no ai bambini

Avere un equilibrio, evitare di chiudere, fare attenzione a non invadere e restare coerenti è fondamentale con i bambini.

Molti genitori fanno fatica a dire no per paura di creare frustrazione, ma la frustrazione, se accompagnata, non è un danno, è piuttosto un passaggio di crescita.

I bambini hanno bisogno di limiti per sentirsi al sicuro. La libertà assoluta provoca irrequietezza, mentre un confine chiaro, espresso con calma, li aiuta a orientarsi nel mondo. Li aiuta a comprendere cosa è possibile e cosa no.
E soprattutto, insegna loro che si può stare in una relazione anche quando non si ottiene ciò che si vuole.

Dire no a un bambino con amore significa essere fermi e presenti allo stesso tempo. Frasi del tipo: “Capisco che lo vuoi.”, “Ma questo non si può fare.”, “E io sono qui con te mentre sei arrabbiato.” sono davvero utili, denotano presenza, comprensione, ascolto… Questo è profondamente educativo.

Non è il limite a creare distanza. È il modo in cui lo accompagniamo.

Essere un genitore consapevole e responsabile

Dire no, in fondo, è un atto di responsabilità.

Verso sé stessi.
Verso l’altro.
Verso la relazione.

È scegliere di non accumulare risentimento. Di non dire sì per poi sentirsi svuotati. È portare chiarezza. E la chiarezza, anche quando inizialmente crea un piccolo attrito, nel tempo genera fiducia, perché l’altro sa che può fidarsi di ciò che dici. Ciò che dici e ciò che desideri nel profondo sono in coerenza, non c’è un doppio livello e chi ti sta di fronte non deve interpretare.

Dire no è una competenza che si allena e forse non diventerà facile da un giorno all’altro. All’inizio può tremare la voce, può anche arrivare il senso di colpa o emergere il dubbio. È normale, ma ogni volta che scegli di essere autentico/a, qualcosa dentro si rafforza.

Vivi una stabilità nuova, un senso di rispetto verso te stesso/a e pian piano sentirai una libertà più concreta. Cambieranno anche le relazioni, che diventeranno più vere, leggere e autentiche. Saranno più pulite perché non saranno più basate su ciò che “dovresti” fare,
ma su ciò che sei davvero.

In questo spazio, il no non è più una rottura, ma diventa un ponte, un modo per incontrarsi… senza perdersi e con reciproco rispetto e amore.

Articolo di Barbara Lupi

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