La parte più spontanea, più autentica, più viva di noi è quella che crea, immagina, sente. Quella che, quando le permettiamo di emergere, ci fa sentire leggeri. Quella che è sempre in prima linea quando siamo bambini e che crescendo impara a ritirarsi e sempre più spesso rimane in silenzio.
Non perché non abbia nulla da dire.
Ma perché in questo mondo stressato e che richiede tanto impegno e produttività non trova spazio per esprimersi. Perché non è “utile” nel senso in cui la nostra società ci ha insegnato a valutare le cose.
Non produce risultati immediati, non si misura facilmente, non si inserisce in schemi rigidi.
Questa parte è intimamente legata alla creatività.
Crescendo ci inseriamo maggiormente nella società e iniziamo, lentamente, a ridurre lo spazio dedicato alla creatività. La rimandiamo e la rimettiamo a “quando avrò tempo”, cominciando a considerarla come qualcosa di secondario.
La creatività è parte di noi, è nascosta magari, ma non scompare
Quando non offri spazio alla creatività lei rimane in attesa.
A volte si manifesta come un senso di irrequietezza, altre come stanchezza inspiegabile, altre ancora come la sensazione di essere un po’ spenti, scollegati, poco presenti a noi stessi.
Non è un caso.
Negli ultimi anni, diversi studi nell’ambito delle neuroscienze hanno osservato come l’attività creativa attivi aree del cervello legate al piacere, alla regolazione emotiva e alla motivazione. Quando ci esprimiamo liberamente, senza giudizio, il cervello riduce la produzione di cortisolo — l’ormone dello stress — e favorisce il rilascio di dopamina, migliorando il tono dell’umore e la percezione di benessere.
Ma al di là dei dati, c’è qualcosa che puoi sentire direttamente.
Quando ti concedi di creare, senza giudizio, per il puro gusto di creare, anche solo per pochi minuti, cambia il tuo stato interno.
Il respiro si fa più ampio, la mente rallenta e tutto il tuo corpo si distende.
È come se tornassi, anche solo per un attimo, a casa.
E forse il punto è proprio questo: la creatività non è qualcosa che “fai bene” o “male”, ma è uno spazio in cui torni a te. Un momento in cui ti scegli.
Non devi dimostrare nulla
Questo stato presente che sanno bene vivere i bambini è libero dai giudizi, è puro divertimento, è uno spazio in cui non devi dimostrare nulla. In cui non devi essere efficiente. In cui puoi semplicemente essere.
E qui si inserisce anche un passaggio più profondo, che spesso rimane nascosto.
In alcuni momenti, infatti, non è solo una questione di mancanza di tempo o di abitudine. È qualcosa di più sottile, perché può accadere che il senso di colpa nel concedersi piacere, leggerezza o espressione sia radicato molto più in profondità. Così tanto che inizi a percepire te stesso/a quasi esclusivamente attraverso ciò che fai.
Diventando così le tue giornate piene di impegni e i tuoi risultati. Mentre tu sei molto più di questo!
Ti sei dimenticato/a che sei veramente?
È successo anche a te che senza accorgertene, hai smesso di riconoscerti nel semplice fatto di esistere?
Quando questo accade, fermarsi diventa difficile. Creare senza uno scopo diventa quasi inconcepibile. La gioia stessa può sembrare fuori posto. Eppure è proprio lì che si apre uno spazio nuovo.
Perché la creatività, quella vera, non nasce dal fare. Nasce dall’essere presenti.
Nasce quando abbassi il ritmo, quando lasci andare l’idea di dover “servire a qualcosa”, quando ti concedi di ascoltare ciò che emerge spontaneamente da dentro.
Può essere qualcosa di molto semplice. Scrivere qualche riga. Mescolare colori. Muovere il corpo senza una coreografia. Anche solo cambiare modo di fare qualcosa che fai ogni giorno.
Non serve fare tanto.
Serve esserci.
Quando ti permetti di tornare a te qualcosa si riaccende
Perché quando torni a esprimerti, torni anche a sentirti. E forse, in fondo, è proprio questo che stai cercando. E magari, visto che hai letto fin qui, nel tuo animo sai che meriti di tornare a viverti davvero. Io te lo auguro!
Potrebbero interessarti anche gli articoli:
LASCIARE SPAZIO ALLA NOIA: PERCHÈ ANNOIARSI È UN DONO PER I NOSTRI BAMBINI
LA GIOIA COME MEDICINA: COSA ACCADE NEL CORPO QUANDO CI PERMETTIAMO DI STARE BENE
IL LINGUAGGIO DEL CORPO: IMPARARE AD ASCOLTARLO DAVVERO
LA FORZA DELLE PAROLE: COME IL LINGUAGGIO PLASMA LA NOSTRA ESPERIENZA INTERIORE
IL CORPO COME ARCHIVIO EMOTIVO: COSA TRATTENIAMO SENZA ACCORGERCENE
CREARE LA TUA REALTÀ: QUANDO INTENZIONE, EMOZIONE E AZIONE INIZIANO A PARLARE LA STESSA LINGUA


